Sopravissuta alla vita,
aveva arginato la crescita.
Annoiata,
era rimasta radice.
Dall’alto,
perplesse,
l’osservavano
le chiome degli alberi.
Sopravissuta alla vita,
aveva arginato la crescita.
Annoiata,
era rimasta radice.
Dall’alto,
perplesse,
l’osservavano
le chiome degli alberi.
Ti aspetto
e ogni giorno
attendo me stessa
Ti amo
e ogni giorno
mi amo di più
Ma quando
dimentico di amarti
anche di me
perdo il ricordo
e ingenuamente credo
di amarti troppo
Per nutrire
i tuoi pensieri
piccolo sole
svuoto
il mio cuore
e lo trasformo
in un veliero
che
attraverso
mari
di parole
e sogni
allegramente
timoni
via
Voglio vivere tutto
(questa vita e
questo tempo)
esplorare le cose
che ieri voi
non potevate fare
perché tante sono quelle
che domani nemmeno io
potrò immaginare
e se mi racconterete
quello che ormai non posso
avere
non consumerò il mondo
che conosco
per rimpiangere il vostro
che neanche
dentro voi
resiste
…
Senza te,
e’ essere
senza me,
e’ sondare
il vuoto,
e’ avere
tempo,
e’, finalmente,
udire
il silenzio.
Blanco, l’Incontro.
Al bar del mercato mangio un pollo al curry.
Tu sei accanto a me. Non ti conosco.
Sorridi. Mi regali un ritratto abbozzato. Il mio.
Mi alzo, passeggio, mi perdo. Poi, torno verso casa.
Guardo un tipo. Credo mi segua. Distrattamente mi stimo.
Qualcuno mi urta con forza. Sobbalzo. Mi volto. Sei tu.
Mi chiedi di seguirti. Non parlo con gli estranei.
Mi chiedi del tabacco. Non fumo.
Evidentemente, lo stesso ti seguo fino a Plaza d’ Espana.
Su un mare a metà tra la sera e la notte,
ti vedo per la prima volta e ho paura.
Ho paura di tutto, non solo di te.
Tu parli in spagnolo.
Non capisco.
Poi.
Di colpo.
Capisco che non guardo mai negli occhi nessuno.
Che temo più che gli altri me stessa.
Ho paura di capire.
L’incontro e’ il momento.
E dovrebbe durare per sempre.
Incontrare te e’ incontrare me,
ma non sono sicura di volermi vedere;
non voglio sapere.
Come tutti, in battaglia,
prima accolgo e poi schivo, per non ferirmi.
E non c’è nessuno da ferire.
Chissà se ho sbagliato a non averti seguito.
Gli dei
sono tanti,
vivono tutti
nei miei piedi.
Gli dei
sono tanti,
vivono anche
nelle tue mani.
Gli dei
sono tanti,
con la tua
bocca
sanno
parlare.
Gli dei
sono tanti,
con le mie
orecchie
non si sanno
ascoltare.
Siamo tutti angeli,
custodi di qualcuno,
perplessi dalle apparenze,
disorientati dalle circostanze.
Siamo tutti angeli
e non crediamo.
Le nostre dita
si sfiorano appena
le nostre parole
s’intrecciano ma
non s’incrociano
e temo l’avere bisogno
di te
perché oltre la serratura
dei nostri sguardi
noi ci sorridiamo
ma non ci avviciniamo
Viviamo
e con altri cantiamo e stoniamo.
Incolti,
viscere aperte di corpi
vissuti
tra guerre e paci assonnate,
vorremmo
soffrire di noia;
ma dentro di noi
sentiamo
solo questa
passione appassita.
Mai,
riconosciamo la voglia di sballlo.
Mai,
stanchi dei nostri bisogni,
accettiamo una vita vissuta d’incanto.
Viviamo,
e ancora crediamo di crescere,
un poco,
tra altri che abbiamo sopravvissuto,
di poco.
E ancora
cerchiamo
un giudizio.
Un gioco sconfitto.
Viviamo.
E per ora non dobbiamo far altro.