Capitan Patacca.

Capitan Patacca.

Sono nata il giorno in cui mi hai trovata tu.

Ero nascosta in una scatola da scarpe,
tra vecchie monete,
francobolli e bottoni.

Al buio.

Poi sei arrivato tu.

Hai sollevato il coperchio
e un’ombra azzurra si è avvicinata a me.

Non avevo mai visto nulla di simile.
Non avevo mai visto nulla, in verità.

Chi fossi stata prima, dove fossi stata, non ricordo.

Forse non l’ho mai saputo.

Si.
Credo proprio sia andata così.
Sono nata il giorno in cui mi hai trovata tu.

Hai sollevato il coperchio, hai girato la scatola e io sono volata giù.

I miei primi ricordi sono questi.
Un’ombra azzurra.

E poi,
il calore della tua mano.

Colonie d’alberi

 

Colonie d’alberi, in punta

                          di piedi

             si sfidano ad arrivare

                   a sfiorare il cielo

                         ma lassù

           è molto più lontano      

                         di quanto

                           tutti noi

                         crediamo

 

Ragnatele vive, affrettate, aggrappate

Ragnatele vive, affrettate,
aggrappate

a strumenti sbagliati, stonati,
sfibrati.

Ragnatele tese come trappole

sorprese ad afferrare errori,
scambiandoli per tesori.

Ragnatele strappate, sfilacciate, vi
tradite.

Ragnatele,
sapessi chi vi ha teso,
chi vi ha abbandonato.

Ragnatele di sospetti, di dubbi.

Ragnatele, destino di una vita
in soffitta,

di una vita sconfitta dai colpi di
tosse.

Ragnatele, tessuti di seta,
sudari lussuosi,

per miti sforniti di gioia.

Ragnatele mi avete convinto,
tra voi mi rilasso
e sogno di altro:

del cielo,
del Tempo, del vento, del mondo.

Ragnatele, in attesa di venir
divorata,
stringetemi al petto,
scaldatemi un attimo.