Come uno strascico
di stelle spente
dimenticate
dalle nostre avide vite
quanti semi
dispersi dal domani
inevitabili fioriscono
in raccolti di fame
…
Come uno strascico
di stelle spente
dimenticate
dalle nostre avide vite
quanti semi
dispersi dal domani
inevitabili fioriscono
in raccolti di fame
…
Blanco, l’Incontro.
Al bar del mercato mangio un pollo al curry.
Tu sei accanto a me. Non ti conosco.
Sorridi. Mi regali un ritratto abbozzato. Il mio.
Mi alzo, passeggio, mi perdo. Poi, torno verso casa.
Guardo un tipo. Credo mi segua. Distrattamente mi stimo.
Qualcuno mi urta con forza. Sobbalzo. Mi volto. Sei tu.
Mi chiedi di seguirti. Non parlo con gli estranei.
Mi chiedi del tabacco. Non fumo.
Evidentemente, lo stesso ti seguo fino a Plaza d’ Espana.
Su un mare a metà tra la sera e la notte,
ti vedo per la prima volta e ho paura.
Ho paura di tutto, non solo di te.
Tu parli in spagnolo.
Non capisco.
Poi.
Di colpo.
Capisco che non guardo mai negli occhi nessuno.
Che temo più che gli altri me stessa.
Ho paura di capire.
L’incontro e’ il momento.
che dovrebbe durare per sempre.
Incontrare te e’ incontrare me:
non sono sicura di volermi vedere;
non voglio sapere.
Come tutti, in battaglia,
prima accolgo e poi schivo, per non ferirmi.
E non c’è nessuno da ferire.
Chissà se ho sbagliato a non volerti seguire…
Il ritmo
delle nostre
parole
non scorre
costante,
ogni tanto
s’incastra,
tra vecchi
ossessivi
pensieri
rimasti
abbracciati
al mio cuore.
Capitan Patacca.
Sono nata il giorno in cui mi hai trovata tu.
Ero nascosta in una scatola da scarpe,
tra vecchie monete,
francobolli e bottoni.
Al buio.
Poi sei arrivato tu.
Hai sollevato il coperchio
e un’ombra azzurra si è avvicinata a me.
Non avevo mai visto nulla di simile.
Non avevo mai visto nulla, in verità.
Chi fossi stata prima, dove fossi stata, non ricordo.
Forse non l’ho mai saputo.
Si.
Credo proprio sia andata così.
Sono nata il giorno in cui mi hai trovata tu.
Hai sollevato il coperchio, hai girato la scatola e io sono volata giù.
I miei primi ricordi sono questi.
Un’ombra azzurra.
E poi,
il calore della tua mano.
Con un colpo d’orgoglio,
abracadabra,
il dolore
ho trasformato
in rabbia e,
fagocitati i ricordi,
alle pareti della mente
ho lasciato appese
cornici vuote.
La violenza mi lavora
accanto
nel sangue degli altri
scorre
con le sue preghiere
e canti
la violenza mi accompagna
in viaggio
non la posso lasciare
sull’altra guancia
della terra
la violenza mi insegue
nei sogni
trafora le immagini
che dipingo
d’azzurro
perché…
Un passo dietro l’altro
lungo il dirupo
come tutti
cammino
e
ogni giorno
cadendo
riscopro
le ali
per
mai volare
così in alto
da essere
sola
Conseguenze improprie, fiorite tra
mattoni fallati.
Spazi. Futuri radicati
ad attimi; riflessioni
attardate.
Comprensioni involute.
Vite riflesse dal passato
ma ben vissute.
Consuete abitudini
tra i nostri inganni
ripetono lievi
le carezze dei silenzi ,
affettuose pause
confuse dalla sete,
interrompono la fretta
di diventare nuovi.
Soffocati
da silenziosi rancori,
viviamo insieme
al nostro inerme dolore,
che davanti a ogni inutile morte
si traveste con false speranze.